è da qualche tempo che ci penso e ci ripenso. sì, perché il tormentone della crisi e del post crisi è un po’ questo: "le donne guideranno la ripresa. le donne hanno dimostrato di essere migliori degli uomini e bla bla". allora, dato che le semplificazioni mi irritano un po’, continuo a pensare alle donne che mi circondano (me compresa s’intende), in ufficio e fuori (ma sempre in un contesto professionale). ho con loro ottimi rapporti, in genere. ma non riesco a credere che siano migliori. vedo luci e ombre, pregi e difetti. proprio come li vedo negli uomini, mutatis mutandis (dicevano i latini). eh sì, perché siamo diversi. eccome! insomma avrete capito, però, che non amo più parlare in questi termini delle differenze di genere. il valore delle persone va, davvero, al di là del sesso. va beh, fin qui ho sproloquiato sui miei pensieri. ma la vera ragione per cui parlo di questo argomento, è che mi è arrivata un’interessantissima ricerca di Cofimp, la società di alta formazione e consulenza di Unindustria Bologna che ha monitorato che cosa è successo negli ultimi 10 anni (dal 2001 al 2009 per la precisione) all’intelligenza emozionale nelle imprese. e sorpresa delle sorprese… la ricerca ha rilevato che si è assistito a un sostanziale ‘allineamento’ tra uomini e donne; cioè, sembra che le donne, storicamente più capaci di comprendere gli altri, le loro motivazioni, i loro bisogni e in grado di stimolare spesso un comune desiderio di migliorarsi, stiano diventando sempre più “fredde” e calcolatrici. –br– a testimoniare questa tendenza il calo registrato sia nel loro livello di empatia sia nella loro sensibilità. a preoccupare è anche il loro livello di cordialità visto tendenzialmente al ribasso. un po’ di dati allora: secondo i parametri utilizzati da Cofimp, in dieci anni la sensibilità delle donne è passata da un punteggio di 7 a 1,3; mentre la cordialità è precipitata da 8,1 a -0,7. per contro, la sensibilità degli uomini è salita da -0,1 a 5,7 e la cordialità è crollata da 0,7 a -3,3. se però poi incroci questo dato con quello che riguarda i ruoli e le posizioni in azienda c’è un ulteriore riflessione da fare. i manager (uomini e donne) hanno la palma della “freddezza”, mentre segretarie, precari (stagisti e tirocinanti) e consulenti sono i più “caldi”. allora forse siamo diventate più fredde solo perché siamo arrivate un pochino più vicino al potere? e non è che forse lì non si può essere troppo comprensivi? boh, anche le ricerche sono semplifcazioni che vanno prese con le pinze ma forse è interessante percepire una tendenza e capire se siamo contente noi donne di andare in questa direzione. vi posso chiedere cosa ne pensate?
ancora due considerazioni, non più sulle donne ma sullo stile italiano di management "indagato a fondo" dalla ricerca di Cofimp: il campione era di 1200 soggetti (660 uomini e 540 donne), età media di 39 anni (minima 20, massima 65), a cui è stato somministrato un apposito Test sviluppato da RH Comportement di Parigi sulla base di un’esperienza di coaching nel campo dell‘Intelligenza Emozionale che dura dal 1991. lo strumento è stato concepito per la rilevazione di 5 fattori che rappresentano l’ossatura della nostra Intelligenza Emozionale: empatia; maturità emozionale, sensibilità, cordialità ed esteriorizzazione dei sentimenti. Dicono Maurizio Sarmenghi e Federico Bencivelli di Cofimp, coordinatori della ricerca: «E’ come se le due metà del cielo, anziché ottimizzare, valorizzandole, le differenze avessero perduto le rispettive caratteristiche peculiari con il risultato di mandare in scena comportamenti uniformi. Stiamo assistendo a un appiattimento verso il basso, sia per le donne che per gli uomini. Il risultato sono relazioni peggiori sul lavoro, persone chiuse in se stesse, appesantite da fatica e senso di isolamento, autoriferite, e soprattutto senza una vera progettualità professionale, ma anche, oseremmo dire, personale. E indubbiamente l’impatto prodotto dallo stress di momenti difficili come quello che stiamo vivendo non è secondario. Un’altra considerazione importante: avete già detto che dalla ricerca è emerso che i manager italiani hanno una “scarsa” Intelligenza Emozionale, siano essi uomini o donne. bene. questo significa che nella nostra cultura manageriale, fatica in sostanza a farsi spazio un modello di gestione effettivamente fondato su un approccio empatico. A livello manageriale questa potenzialità sembra addirittura regredire, per lasciare il campo a uno stile a volte protettivo (basato sul rimprovero o l’elogio di stampo ‘genitoriale’), a volte ‘affiliativo’ (con me o contro di me), o semplicemente ‘prescrittivo’ (controllo sull’esecuzione di compiti e attività). In generale la ricerca rivela una visione ancora troppo ego-centrica sulla possibilità di risolvere i problemi. una progettualità di corto respiro che non lascia spazio al fluire delle intuizioni, delle potenzialità creative disponibili per creare soluzioni innovative». che peccato!!!! mi viene da dire. forse è il caso di rifletterci. nooo?
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