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Lavori in corsa

era stamattina. era la prima a Milano di Generazione 1000 euro di Massimo Venier (con Alessandro Tiberi, Carolina Crescentini, Valentina Ludovini). come potevo mancare? ho cominciato a intervistare i due autori del libro, Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, prima ancora che Rizzoli lo pubblicasse. quando era ancora soltanto un fenomeno del web con non so quanti download mensili. il racconto era avvincente, la storia figllia del suo tempo. e il film, pur uscito quasi tre anni dopo, e’ davvero godibile. andatelo a vedere. ve lo consiglio. intanto mi sembra che per la prima volta si parli di precariato in modo vero, reale ma non così pregiudizialmente negativo. a me sembra, poi, che il tema non sia solo il precariato, la difficolta’ di vivere con mille euro al mese, ma anche la ricerca di un lavoro che esprima profondamente il nostro essere, il desiderio di autenticità di ciascuno di noi. meglio accettare il lavoro che il mercato ti offre o cercare quello dei tuoi sogni a condizione di qualche sacrificio in piu’? meglio "aprire il frigo e convincerti che quel che trovi e’ proprio quel che vuoi o immaginarti un cibo meraviglioso che poi non potrai gustare?". non voglio togliere la sorpresa sulla risposta finale a chi di voi non ha letto il libro, a chi di voi da venerdi sera, quando il film sara’ nelle sale, andra’ a vederlo. ma vorrei fare qualche considerazione con voi.–br– vedendo il film mi chiedevo: ma davvero il marketing e’ il mondo delle bugie, rispetto alla matematica che passa come il mondo della verita’? direte: e’ un paradosso, un’esemplificazione filmica. ma vi posso dire che a me questi concetti che intatto attraverso il "si dice", "si scherza", passano nelle nostre menti mi fanno paura. rispetto profondamente le persone che si occupano di marketing e non le ho mai sentite raccontare bugie. so che capita. so che qualcuno lo fa… ma questo non cambia la sostanza della professione. e’ come pensare che insegnare matematica sia impossibile perche’ ci sono alcuni professori della materia che non lo sanno fare. come se non bastasse a fine film assisto per qualche minuto alla conferenza stampa (ahime’ dovevo volare in redazione) e il regista dice "quel mestiere che in fondo e’ difficile non odiare". ma come? ma chi l’ha detto? torno a dire che chi si occupa di marketing fa un mestiere onorabilissimo e io spero possa amare profondamenete il suo lavoro. boh. ‘sto regista, ‘sta troupe hanno fatto un film carino sul lavoro. non rovinateci tutto con questi commenti! un’altra considerazione interessante da fare, secondo me: le donne, in questo filme dove il precariato e’ anche una condizione mentale, se la cavano meglio. in fondo hanno le idee piu’ chiare. sanno cosa vogliono fare e dove vogliono andare. siete d’accordo che sia cosi’? insomma, davvero andatevelo a vedere questo film e poi se avete voglia mi dite cosa ne pensate?

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